Concorso “Nuovo Collegio Onaosi”, Perugia, Italia, 2015.

Team: F. Cremasco, M. Vio, R. De Santi, R. Scattolin.

Ibridazioni e Metamorfosi.

Solidi e liquidi sono state fino a pochi anni fa classificazioni legate alle proprietà fisiche dei materiali, caratteristiche ben distinte da opposte qualità. Recentemente, questi opposti hanno assunto valore metaforico per descrivere i cambiamenti epocali a cui sta andando incontro la nostro società. I liquidi hanno la proprietà di non mantenere una forma propria e come Bauman ci fa notare “non fissano lo spazio e non legano il tempo” a differenza dei solidi che hanno forme e dimensioni definite, tali da rendere irrilevante il tempo. Altre società nel passato, di fronte a cambiamenti estremi e con un forte pensiero solido hanno trovato naturale distruggere il “vecchio” per poter costruire il “nuovo”. La nostra attuale società, “atemporale”, fluttua tra presente passato e futuro procedendo per fluide-stratificazioni, preferisce usare “software” per variare programmi e condizioni. Nuove sfide appaiono all’orizzonte tra le quali il radicale cambiamento di mentalità che tale condizione c’impone.
Riusciremo a trovare i modi per convivere con l’instabilità e l’istantaneità e accettare tale cambiamento come normale evoluzione dell’umano esistere?

Le grandi strutture formativo/residenziali, come l’attuale “Collegio Onaosi”, si devono oggi confrontare con importanti problemi di gestione. Questi sono dovuti sia al nuovo modo di vivere la fase di crescita formativa da parte dei giovani, sia ai pesanti costi gestionali, soprattutto energetici. Le ampiezze, le forme, i sistemi distributivi degli edifici dei decenni passati, concepiti come imponenti “sistemi chiusi su se stessi”, faticano ad aprirsi a scenari più liberi e perciò anche a trovare un equilibrio economico. Essi risultano, di fatto, pesanti macchine energivore in palese contrasto con le attuali tendenze green.
Per quanto riguarda il caso specifico, la dimensione e la monumentalità del “Collegio Onaosi” rendono necessario ritrovare un rapporto con l’ambiente, ridefinendo il rapporto dell’architettura con il verde della collina.

Per questi motivi il progetto parte dunque da un’idea fortemente pragmatica, piuttosto che da un’aleatoria nuova immagine architettonica. La chiave di lettura è infatti “l’apertura”: alla città, intesa come elemento sociale, e all’ambiente, inteso come risorsa naturale. Una serie di spazi/filtri, assieme alla riorganizzazione distributiva, consente tuttavia di modulare l’accessibilità secondo le funzioni. L’ambiente (inteso come verde, luce, aria, sole, energia) permea ogni spazio facendosi elemento di architettura e permettendo di spingere il costo energetico di gestione verso il traguardo di “edificio NZE” (near zero Energy building).

Riconoscendo fino in fondo l’importanza storico/simbolica dell’attuale edificio, il progetto risponde all’invito a “costruire sul costruito”, cercando inoltre di “non distruggere” bensì di “trasformare”. Quest’attenzione permette di adeguare gli spazi alle esigenze espresse nel bando, arricchendole di ulteriori funzioni e rivolgendo inoltre le risorse soprattutto alla qualità: delle finiture, degli impianti, della strategia energetica. Negli spazi, nelle strutture e nella concezione architettonica primaria è pertanto riconoscibile il “passato”, mentre nella capacità di aprirsi all’ambiente naturale, come ad un uso differenziato pubblico/privato, sociale/intimo della vita e della cultura cittadina, è riconoscibile il nuovo inteso come “presente e futuro”.